Atelier di tessitura in una chiesa francescana sconsacrata? Non solo toccare un telaio del XVII.secolo, ma tessere anche? Sogno? Lo è, certo. Sopratutto quando ne hai anche la possibilità.

Ho avuto un’esperienza meravigliosa grazie a Marta Cucchia, responsabile del Museo Laboratorio Giuditta Brozzetti di Perugia. La mamma di Marta è nipote di Giuditta Brozzetti, fondatrice dell’atelier da cui si è sviluppato il museo-laboratorio attuale. Qua si creano ancora oggi con disegni umbri del medioevo, del rinascimento diversi tessuti realizzati sui telai del Settecento-Ottocento come arazzi, tende, tovaglie, copriletti, arredi di casa.

La chiesa San Francesco delle Donne fu costruita nel 1212, ma cinquantanni dopo perdendo la sua funzione originale passó alle monache benedettine. Nel corso dei secoli fu più volte abbandonata, e nell ’800 fu trasformata in un’istituto per povere ragazze. Gli edifici poi sono stati acquistati dal padre di Marta.

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„Laboremus Jusunde”, un inno alla gioia, alla voglia di fare, alla fiducia nel futuro, questo è il motto del museo-laboratorio.

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Ed ecco il telaio a quattro licci originale del XVII secolo restuarato il quale potevo usare. Probabilmente nei vecchi tempi le tessitrici erano notevolmente più basse di me. Ho dovuto creare una tecnica speciale di trovare spazio alle mie gambe per usare i pedali – spesso spingendo anche contemporaneamente due. L’ordito e nel mio caso anche la trama era un cotone particolarmente bello lucido, ma nel laboratorio si usa anche fili di lino e di seta.

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I disegni tessuti come una sorta di prova, bozzetto sono tutti decorazioni tradizionali perugini (guardando dal basso all’alto):

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La tessitura umbra per lodare l’Ognipotente parte sempre con il BELIGE, una forma ondeggiante, simbolo dell’acqua (chiamato così forse per il „bilico”, al movimento ritmico a bilancia dei pedali – bilico = billegő (bɪllɛgøː – ungh.) quanto è curioso, no?!…) Anche l’OCCHIETTO si riferisce al connettersi con Dio. La GRATTICCIA con la sua forma a rombi rimanda alla graticola, simbolo di uno dei patroni di Perugia, di San Lorenzo, come anche la FIAMMA con le sue lingue da fuoco. Il disegno MADONNINA a piccoli esagoni richiama la decorazione della cornice della Madonna delle Grazie, protettrice delle bambine, dipinto che si trova nel Cattedrale della città.

Principalmente i tessuti mediovali decorati, le „Tovaglie Perugine” – con fondo bianco e fasce colorate in blu, a volte ruggine – erano creati per la chiesa, servivano ad ornare gli altari. Il colore blu si ricavava dal „guado” – Isatis tinctoria – conosciuto anche dalle nostre parti, come „festőcsülleng” (ungh.).

Anche la piccola centrotavola realizzata da me segue le tradizioni umbre. Il fondo chiaro ad occhio da pernice ed il ritmo delle fasce blu sono l’interpretazione della tovaglia raffigurata sull’affresco nella Morte del Cavaliere da Celano di Giotto, uno dei affreschi delle Storie di San Francesco ospitato nella Basilicia di Assisi.

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Tradizionalmente la rifinitura delle frange di queste tovaglie non sono annodate invece cucite con punto fisso lasciando i fili dell’ordito liberi per formare una frangia densa. Io – per rimanere sul classico – ho scelto un punto ajour italiano. (fronte – retro)

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Sono molto fiduciosa che questo curioso viaggio nel tempo potrà essere ripetuto e presto avrò modo per imparare nuove tecniche e disegni da Marta…

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…ed ecco ancora alcuni immagini del laboratorio…

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Bibliografia:

Umbria delle mie Trame – Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico – Camera di Commercio Perugia